di Giovanni Chifari

Si rinnova l’annuale appuntamento per i Gruppi di Preghiera della diocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, che si sono ritrovati il 24 marzo insieme alle parrocchie della diocesi per vivere il pio esercizio della Via crucis

In collaborazione con il Centro Gruppi di Preghiera di Padre Pio della Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza e il Convento dei Frati Minori Cappuccini, venerdì 24 marzo si è celebrata la quinta Via Crucis diocesana. Quest’anno la “santa comitiva”, così come l’amava definire Padre Pio, si è ritrovata, alla presenza di Monsignor Michele Castoro, nei pressi di Villa Kisvarday, in Viale Cappuccini. Lì è iniziato il cammino di ascesa, il percorso sulla via della croce, che significativamente, nell’anno del centenario dell’arrivo di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, ha inteso ripercorrere un tratto di strada con lui, rifare il tragitto che lo condusse al piccolo convento di “Santa Maria delle Grazie”. Una via, oggi accessibile e gradevole, ma un tempo con un dislivello più accentuato, un cammino verso la croce, passando attraverso delle tappe divenute storiche per la vita dell’Opera di San Pio, a partire da Villa Kisvarday dov’è sorta nel 1949 la redazione storica della rivista “La Casa Sollievo della Sofferenza”, e poi a pochi metri di distanza, sulla destra, è la volta del complesso monumentale dell’Ospedale. Lungo il viale le stazioni marmoree della via crucis donata a Padre Pio negli anni quaranta del secolo scorso dai devoti bolognesi.

La meditazione di Monsignor Castoro

Al Santuario di “Santa Maria delle Grazie” si è poi svolta la Via Crucis. Monsignor Castoro che ha presieduto il momento ha voluto leggere la partecipazione di ognuno come possibilità di “percorrere la strada della croce facendo compagnia a Gesù” e si è poi soffermato sulla necessità per il cristiano di saper abitare il silenzio: «Un grande silenzio ha inondato i nostri cuori. Un silenzio davvero speciale, un silenzio che ci ha messo in intima comunione con il silenzio stesso di Gesù, di Gesù morente in croce». Saper entrare quindi dentro il silenzio di Gesù. «Gli Evangelisti ci riferiscono del silenzio di Gesù. Più volte Egli viene provocato dalle domande arroganti e ingiuriose dei suoi nemici. Ma Gesù tace. E anche durante la sua agonia, Egli rimane quasi sempre chiuso nel suo silenzio. Non un silenzio di solitudine o di paura o di angoscia, ma un silenzio di preghiera, di dolcissima comunione con Dio. Una comunione colma di tantissimi pensieri e sentimenti». Un silenzio come espressione del suo essersi fatto preghiera e del suo vivere tutt’uno con il Padre, dialogo orante che Monsignor Castoro immagina declinato attraverso le parole pronunciate da Gesù nell’orto del Getsemani: «Sia fatta la tua volontà».

Da qui nasce dunque la docilità di Gesù alla volontà del Padre, il suo fiducioso abbandono che deve adesso attraversare il tempo della più cruenta sofferenza: «Il silenzio di Gesù morente in croce è tutto attraversato e colmato da questa stessa preghiera, una preghiera portata ormai al suo perfetto compimento». Ma Gesù non è solo, nel suo silenzio è raggiunto dallo stesso silenzio amante a adorante della Madre che «ascoltava nel silenzio del cuore e che faceva sua questa preghiera, anch’essa portando a compimento le parole dell’Angelo: «Avvenga secondo la tua volontà». Così, «Stabat Mater dolorosa iuxta crucem lacrimósa: sì, in lacrime stava la Madre presso la croce di Gesù».

Gesù rompe il suo silenzio solo per pronunciare alcune densissime parole, tali poiché generate dall’abisso di amore e di misericordia nel quale Egli si era lasciato sprofondare. Il Vescovo le riassume e commenta.

Parole di Gesù sulla croce

«Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». La prima preghiera è per noi, parole di perdono per noi. E poi dice altre parole gridate a gran voce: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». L’altro pensiero, dunque, è per Dio, di fiducioso abbandono nelle mani di Dio. Questo è il silenzio di Gesù che agonizza sulla croce. Un silenzio che si fa preghiera, che si fa dono».

Quindi Monsignor Castoro richiama il canto che ha accompagnato la preghiera di ogni stazione della Via Crucis e che esprime la fede matura e convinta della prima comunità cristiana che vide nel mistero della croce l’inizio della salvezza del mondo: «Noi ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo». Il Vescovo  così commenta: «Sì, adoriamo Cristo in croce, nel silenzio più profondo, un silenzio che fa sbocciare la nostra gratitudine e la nostra commozione perché Gesù, il Figlio di Dio, ciascuno lo dica con il cuore appassionato dell’Apostolo Paolo, Gesù ha amato me e ha dato se stesso per me».

La croce è il luogo nel quale si ripresentano le tentazioni. Esse giungevano scagliate come frecce, attraverso parole lanciate per schernire e insultare: «Se tu sei il Cristo di Dio, se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso e salva anche noi. Scendi dalla croce». «Ma Gesù non risponde – commenta il Vescovo – non scende dalla croce. E quando si è spalancato il cuore pentito del buon ladrone, Gesù rompe ancora una volta il silenzio e pronuncia con autorità la parola certissima della salvezza e della gioia ‘In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso’».

Riflessione conclusiva dedicata al sollievo della sofferenza che anche oggi Gesù non smette di donare a quanti a Lui si affidano. «Ancora oggi Gesù continua a rimanere sulla croce, simbolo di speranza per quanti soffrono, malati, disperati, disoccupati. Il crocifisso è emblema di ogni uomo duramente provato che cerca un barlume di speranza. Sì, in silenzio noi adoriamo Cristo e lo benediciamo perché con la sua santa croce ha redento il mondo».