San Giovanni Rotondo, 21-23 giugno 2017
“L’Opera umana e sociale di San Pio da Pietrelcina”.
Il XXIX Convegno Nazionale dei Gruppi di Preghiera dell’umile Frate cappuccino, dal 21 al 23 giugno a San Giovanni Rotondo si è soffermato sul valore testimoniale dell’Opera di Padre Pio, approfondendo come s’intrecciano, nel solco della storia, disponibilità dell’uomo e azione di Dio, apertura alla divina provvidenza e trasformazione concreta del volto di un territorio e della stessa società.
Il Convegno come ogni anno ha rappresentato un’occasione di incontro e di dialogo, di confronto e di condivisione, contribuendo ad edificare nello spirito di fraternità e di collaborazione i vincoli di unità tra le varie componenti dell’Opera di Padre Pio. Non ci si è infatti limitati ad una rassegna dei variegati interventi sociali del Santo ma si è cercato di individuare le coordinate soggiacenti, legando teologia e spiritualità, servizio nel sociale e promozione di un umanesimo integrale.
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Il racconto del Convegno
di Giovanni Chifari
La prima giornata congressuale
Nella Sala Convegni “Monsignor Riccardo Ruotolo” del IV piano dell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, la mattina del 21 giugno con il saluto di Monsignor Michele Castoro, Presidente dell’Opera di Padre Pio e Direttore Generale dei Gruppi di Preghiera, si sono aperti i lavori congressuali. L’Arcivescovo ha dapprima ringraziato tutti i Gruppi di Preghiera sparsi in Italia e nel mondo per la loro particolare vicinanza in questo momento difficile della sua vita, per via della malattia e poi ha voluto spendere qualche parola per introdurre il Convegno, prendendo le mosse proprio da quanto va sperimentando in se stesso. Ha così definito il cristiano come «l’uomo della speranza» perché sa che «le sorti dell’umanità sono nelle mani di Dio e che il Signore vuole che l’uomo sia felice in questo mondo che lui ha creato». In questa luce, Monsignor Castoro ha espresso la convinzione che questo futuro di speranza riguarderà anche i giovani per i quali «ci sarà una risposta», anche se sarà necessario l’impegno di tutti, e che «la politica e le istituzioni, come ha suggerito anche Papa Francesco, guardino di più al lavoro come manifestazione della dignità dell’uomo».
Il medico geriatra Leandro Cascavilla, vice Direttore Generale dei Gruppi di Preghiera, ha invece offerto una rassegna sugli interventi del Convegno, tessendo il filo rosso che tiene insieme le diverse relazioni, orizzonte di senso nel quale si lega l’esperienza religiosa di Padre Pio al sorgere delle sue opere. Il dottor Cascavilla ha voluto tra l’altro ricordare ciò che Padre Pio ha fatto per le diverse categorie di persone, dai bambini agli anziani, soffermandosi poi sullo spirito di Casa Sollievo. Sottolineatura importante per guardare a Padre Pio a tutto tondo, considerando ogni sfumatura del suo servizio a Dio e all’uomo.
A padre Carlo Maria Laborde è invece spettato il compito di presentare una sorta di status quaestionis sui Gruppi di Preghiera in Italia e nel mondo, al fine di segnalare i punti di forza e i punti sui quali bisogna ancora lavorare per corrispondere pienamente alle esigenze del carisma del sollievo della sofferenza che, nel segno di Padre Pio, impegna e coinvolge tante persone nel mondo.
Il momento più atteso della giornata è arrivato in tarda mattinata con la lectio magistralis del Cardinal Gualtiero Bassetti, che ha invitato le politiche e le istituzioni a «restituire opportunità ai giovani» e lasciare che essi coltivino i propri talenti, non abbandonandosi alla rassegnazione. Il Cardinale ha poi approfondito la lettura teologica del tema del lavoro dicendo che esso è «una chiamata di Dio», «una vocazione e missione», un invito divino a «coltivare il giardino, la terra, per costruire una civiltà dell’amore». Certamente, ha continuato Bassetti, non si può prescindere da valori fondamentali quali la «vita umana, la famiglia e il lavoro», perché «senza il lavoro manca la speranza». Aspetti raccolti da Padre Pio, che per Bassetti, insieme a don Mazzolari e don Milani, può essere annoverato tra quei testimoni che hanno contribuito a fondare «un umanesimo cristiano, che coinvolge tutto l’uomo, che è fatto, come ricordava La Pira di “pane e di grazia”». E ha concluso riflettendo sul fatto che «l’Italia non è più in gran parte un Paese che da un’opportunità ai nostri giovani», costatazione amara ma anche un forte impulso per cambiare rotta.
Un aspetto che interpella direttamente Casa Sollievo, che fin dal suo sorgere si è messa a servizio del territorio, tanto che già all’inizio degli anni ’50 c’era chi la definiva “incrementatrice del progresso”. Testimone raccolto dalle successive direzioni e che da dieci anni vede impegnato il dottor Domenico Crupi, che nella sua seguita relazione del pomeriggio, ha mostrato come l’Opera di Padre Pio possa essere considerata un modello di esercizio del servizio al territorio e un punto di riferimento per la stessa sanità cattolica. «Casa Sollievo – ha fatto osservare il Direttore – è riuscita a creare occasioni di sviluppo e un’occupazione sana», professando «una visione del lavoro come opportunità per dare dignità alle persone». Riprendendo il recente discorso di Papa Francesco a Genova, il Direttore ha voluto legare i positivi risultati occupazionali che fa registrare l’Ospedale, con tremila dipendenti, con il percorso di approfondimento delle fondamenta etico antropologiche dell’Opera, ricordando che «Casa Sollievo in un momento di grande crisi e depressione economica del sud Italia, si è impegnata alla riscoperta del carisma e – ha poi chiosato Crupi – i risultati ci stanno dando ragione».
A seguire è intervenuto fra Francesco Dileo, Rettore del Santuario di San Giovanni Rotondo e vicario, che ha sviluppato la connessione tra la vita di preghiera di Padre Pio e la sua attenzione per i poveri e gli ultimi. «Padre Pio è un frate che prega guardando le miserie dell’uomo. Il suo guardare non è stato mai statico, ma sempre dinamico, per questo si è dato da fare per i fratelli che erano nel bisogno». Quella di Padre Pio è stata dunque «una testimonianza profetica», poiché egli ha compreso che «le anime afflitte nel corpo e nello spirito, hanno bisogno di essere riguadagnate a Dio».
L’intensa giornata si è chiusa con un’adorazione eucaristica presso la Chiesa del terzo piano dell’Ospedale e la celebrazione della messa presieduta da Monsignor Michele Castoro.
La seconda giornata congressuale
Il secondo giorno del Convegno si è aperto con la relazione del professor Giancarlo Magatti, ordinario di sociologia presso l’Università Cattolica di Milano. Lo studioso, ha detto di esser rimasto profondamente ammirato da quelle che ha definito «le due frontiere della preghiera e della carità», rappresentate dalla Chiesa di San Pio e dall’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”. In esse il professore ha percepito la forza dell’intima
connessione tra «povertà e bellezza», «amore per Dio e amore per il prossimo», due «confini della vita umana – ha specificato Magatti – poiché la preghiera ci apre all’altro di noi, mentre la carità, avvicinandoci al povero, ci rifà umani». Dopo essersi soffermato sul «radicamento» di Padre Pio, sul suo mai essersi spostato dal convento, che esprimerebbe quella potenzialità «dell’essere locale a divenire apertura globale, e quindi universale», ha osservato che la sua Opera per eccellenza, Casa Sollievo, risponde ai parametri della fecondità/generatività sociale, poiché «le imprese che vanno bene investono sulla qualità di tutto». Si è poi soffermato su un’analisi molto interessante sull’interpretazione della crisi economica e sulla sindrome della generatività e ha infine suggerito alcuni percorsi di recupero del dialogo tra le generazioni e della rinnovata possibilità di produrre valore.
Monsignor Domenico D’Ambrosio nella sua lectio magistralis sul tema “Chiesa e mondo del lavoro”, ha invece ripercorso alcune linee del magistero sociale della Chiesa soffermandosi maggiormente sui contributi dei pontefici sul mondo del lavoro. Spunti che l’Opera di Padre Pio fin dal suo sorgere cerca di incarnare.
Nel pomeriggio si è svolta la parte più laboratoriale/operativa del Convegno con una tavola di lavoro che ha visto alternarsi diversi interventi e testimonianze finalizzate a mostrare come il carisma di
Padre Pio si è incarnato in diverse parti d’Italia. Tra le testimonianze, quella di padre Guglielmo Alimonti, che ha voluto raccontare uno dei suoi dialoghi con Padre Pio. Un giorno era andato dal Santo Frate per raccomandarsi alle sue preghiere. Padre Pio gli diede un “ceffone/carezza”, così lo ha definito padre Guglielmo, e poi una forte stretta che rappresentava una risposta forte al suo desiderio quindi significava che non lo avrebbe più lasciato.
La giornata conclusiva
La giornata conclusiva del Convegno ha visto la lectio magistralis di Monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e Presidente del Comitato Scientifico della Settimana Sociale dei cattolici. Il vescovo pugliese è tornato a soffermarsi sui temi del lavoro, della dignità e della speranza, e, richiamando la sua esperienza con l’Ilva a Taranto, ha voluto suggerire e indicare i passaggi chiave per affrontare i problemi che solleva il mondo del lavoro. E ha così affermato che il «primo compito per la Chiesa è quello di ascoltare, stare vicino alla gente e condividerne i problemi». In seguito c’è «la concertazione, il mettere insieme le istituzioni», nella consapevolezza che è necessario «creare lavoro e favorire le imprese, tenendo presente che al centro c’è la dignità della persona, il suo bene e non il profitto o il guadagno». Infine ha richiamato la prossima settimana sociale dei cattolici che si svolgerà nel mese di settembre a Cagliari, e ha detto che in quell’occasione si cercherà di «denunciare il lavoro che non c’è», e anche quei fenomeni legati alla devianza sociale come il caporalato e le eco mafie, ma nello stesso tempo ci si attiverà per «proporre e promuovere il lavoro fatto dai giovani anche in situazioni difficili». Il pensiero è rivolto a quei giovani che ricevono l’incentivo dello Stato, un aiuto per poter iniziare un’attività, «chiederemo alle Istituzioni di vedere le facce delle persone, i drammi della vita quotidiana e trovare soluzioni che diano risposte concrete».

Dentro il Convegno
Un Convegno vive anche di altri spunti, alcuni costitutivi, fondativi, cruciali, pensiamo per esempio alla dimensione liturgica e a quella della preghiera, altri di primo acchito di contorno o marginali, eppure anch’essi risultano parte integrante della storia, anzi sono esempio e modello di un servizio autenticamente cristiano e anche di una generosità che sempre è attirata dalle opere sante di Dio. La preghiera si diceva è stato uno dei momenti imprescindibili. Ogni giorno si è pregato insieme alla Chiesa con le lodi e i vespri, ma soprattutto con la celebrazione della Santa Messa. La prima eucarestia è stata presieduta dall’Arcivescovo Monsignor Michele Castoro, mentre quelle dei giorni successivi da padre Luciano Lotti, OFM Cap, e da padre Carlo Maria Laborde, OFM cap. Ad animare le celebrazioni è stato il coro del Gruppo di Preghiera dell’Ospedale e all’organo ha suonato il dottor Leandro Cascavilla.
Il Convegno ha fatto registrare la presenza di alcuni rappresentanti esteri, quest’anno sono intervenuti Gino Testa da Parigi e padre Roman dalla Polonia, che con i loro interventi hanno offerto spunti e considerazioni interessanti.
Tra gli eventi a margine del convegno ma non per questo di minore rilevanza, sottolineiamo il dono di uno stendardo, realizzato secondo le indicazioni date da Monsignor Castoro e donato dal signor Giuseppe Centra al gruppo di preghiera di Casa Sollievo.
Un altro gradito dono è stato offerto dai Frati minori del Convento di “San Matteo”, in località San Marco in Lamis, dov’è presente un’antica biblioteca. I padri hanno donato a Casa Sollievo alcuni libri sulla storia della medicina del ‘600.
Allo stesso modo è stato decisivo il lavoro di quanti si sono impegnati e in vario modo hanno potuto collaborare alla realizzazione del Convegno. Un lavoro prezioso è stato svolto dalla segreteria del convegno e dalla redazione della rivista. Quest’ultima ha fornito diverso materiale informativo e per l’importante occasione ben due numeri (n. 36 e n. 37) della collana “I Quaderni di Casa Sollievo”.

